Biometano: un’energia rinnovabile pulita ma spesso osteggiata

Di recente un noto settimanale italiano di informazione, ha pubblicato un video riguardante le biomasse ed il loro utilizzo per la produzione di diverse tipologie di bioenergia , in cui parte delle informazioni fornite sono risultate inesatte e sommarie. È importante migliorare ed approfondire questa comunicazione, oltre a fornire una prospettiva più accurata sui benefici degli impianti biogas nella lotta al cambiamento climatico. Per questo motivo, di seguito esploreremo i reali vantaggi derivanti dall’utilizzo della biomassa nel settore energetico.

Al contrario di quanto riportato nel video, i dati dell’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) relativi alle coltivazioni agricole in Italia nel decennio 2010-2020 indicano una riduzione considerevole delle superfici agricole coltivate a mais, passate dal 26,7% al 20,1%.

In un recente articolo, Lorenzo Maggioni, agronomo, PhD, esperto biogas e e biometano riporta due tra le tante pubblicazioni scientifiche disponibili sull’argomento. Il primo riguarda lo studio della AArhus University, pubblicato sulla rivista scientifica Renewable Agriculture and Food Science, in cui ha dimostrato che la produzione di biogas nelle aziende agricole biologiche offre la possibilità di raggiungere un bilancio energetico positivo, di garantire l’autosufficienza con l’azoto dei fertilizzanti organici e di ridurre le emissioni di gas serra. In dettaglio, un impianto di digestione anaerobica può evitate dal 35 al 85% delle emissioni di una azienda agricola biologica.

Inoltre, l’Istituto di Ricerca Svizzero sull’Agricoltura Biologica ha pubblicato un “Biogas Handook for Organic Farmers” , in cui vengono spiegati i benefici del biogas per l’ambiente e per l’agricoltore e vengono forniti esempi di best practices di implementazione di successo del biogas nei sistemi di agricoltura biologica.

Il video introduce l’argomento degli “scarti” provenienti dal processo di digestione anaerobica, ma non menziona il valore agronomico del digestato, sottoprodotto del processo di produzione del biogas e fertilizzante naturale. Le disposizioni in materia di economia circolare in agricoltura varate dal governo italiano nel DL 21/03/22 n° 21 prevedono la sostituzione dei fertilizzanti chimici di sintesi con il digestato equiparato al fine di promuovere la diffusione di pratiche ecologiche nella fase di produzione del biogas e ridurre l’uso di fertilizzanti chimici, aumentare l’approvvigionamento di materia organica nei suoli e limitare i costi di produzione.

Su questo punto, nel 2017 la Federazione italiana agricoltura biologica e biodinamica (FederBio) e il Consorzio Italiano Biogas (CIB) avevano collaborato alla reazione di un gruppo tecnico integrato per l’elaborazione di un vademecum che indirizzi al corretto utilizzo del digestato da biogas in agricoltura biologica. L’EBA riporta che il potenziale di riduzione delle emissioni di gas serra in caso di sostituzione dei fertilizzanti azotati sintetici con il digestato è di 1.096 t CO2 equivalente per l’anno 2021, che potrà salire fino a 5.716 t di CO2 equivalente/anno nel 2050.

Quindi, l’impiego del digestato riduce la dipendenza dai fertilizzanti chimici sintetici, promuove la fertilità del suolo e migliora la resa delle colture. Tutto ciò lo rende ormai una pratica ampiamente adottata in molte regioni.

Un altro aspetto preso in considerazione nel video è la mancanza di una legislazione chiara. In realtà, è stato introdotto il “criterio di sostenibilità ambientale” (Decreto 2/3/2018 e DM 15/9/2022) che obbliga il produttore a ridurre le emissioni di gas climalteranti del 65% e dell’80% nel caso di utilizzo del biometano nel settore trasporti o per altri usi finali rispetto ad un Fossil Fuel Comparator.

Infine, nel video è citato il problema relativo al trasporto dei rifuti. La verità è che già nel 2020 sono state sono stati necessari 120 mila viaggi di camion (68 milioni di km) per trasportare i 3,1 milioni di tonnellate di rifiuti trattati in regioni diverse da quelle di produzione, con la conseguenza dell’emissione aggiuntiva di oltre 40.000 tonnellate di CO2. Per rispettare gli obiettivi europei e annullare l’export di rifiuti tra le aree del Paese, servirebbero almeno 30 impianti per il trattamento dell’organico e per il recupero energetico delle frazioni non riciclabili.

Concludendo, l’articolo mette in luce una problematica rilevante nel settore del biometano: la comunicazione parziale che spesso circonda questa forma di energia sostenibile. Come in ogni settore strategico, è necessario un approccio obiettivo per valutare benefici e rischi, ricordando che gli studi scientifici e le valutazioni ambientali sono parte integrante di qualsiasi progetto, compresa la costruzione di nuovi impianti di biometano.

In definitiva, il settore del biometano rappresenta un’opportunità concreta per affrontare la crisi energetica e le preoccupazioni ambientali. Tuttavia, affinché questa opportunità si realizzi appieno, è essenziale garantire che la comunicazione delle informazioni sia completa. Solo così potremo sfruttare appieno i vantaggi del biometano e contribuire ad un futuro sostenibile.

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